Come gioca la Spagna

8 giugno 2012

Sono passati 4 anni, ma valgono un’eternità. La Spagna che ci eliminò ai rigori nei quarti di Euro 2008 era una squadra giovane, gravata dal peso di decenni di eliminazioni nei quarti e negli ottavi di Europei e Mondiali. La vittoria di Vienna, come ha ricordato Xavi, ha segnato la svolta, dando forza e autostima al gruppo che ha trionfato in quel torneo e in Sudafrica.

La Spagna che debutterà a Euro 2012 è invece la nazionale che ha il maggior numero di presenze internazionali dei suoi giocatori (Casillas con 130 parte da recordman del torneo).  Sarà diversa per 5/11 da quella che giocò lo scorso Europeo e con appena 3 cambi rispetto all’avventura sudafricana. Muta soprattutto l’assetto difensivo, perché l’infortunio di Puyol costringe Del Bosque a inserire Arbeloa a destra e a spostare Ramos al centro con Piquè (già, proprio due dei più accesi duellanti degli ultimi Clasicos…). A sinistra al posto di Capdevila ci sarà invece Jordi Alba, unica vera novità del ct basata su valutazioni tecniche e non indotta da infortuni. Sergio Ramos arriva da una stagione da difensore centrale ben più rassicurante di quella di Piqué, titolare in appena 17 partite su 38 nell’ultima Liga e spesso escluso anche in Champions. A differenza del recente passato, la Spagna spingerà molto a sinistra con il valenciano Alba, a un passo dal Barcellona, e molto meno a destra con Arbeloa, più accorto e di posizione rispetto a Ramos.

Il centrocampo rimane la vera centrale delle idee dei nostri primi avversari. Nel 2008 a protezione della difesa c’era il brasiliano naturalizzato Marcos Senna, decisivo nello schieramento di Aragones. In Sudafrica quel ruolo è stato svolto con efficacia da Busquets, guardia del corpo ideale per Xabi Alonso e Xavi. L’ex Liverpool non era neppure titolare 4 anni fa, ma oggi è il più in forma. Xavi deve invece fronteggiare la tendinite cronica che dopo il Mondiale fece ipotizzare anche un suo clamoroso addio alla nazionale. Guardiola lo ha gestito con cura quasi paterna: 26 gare da titolare nella Liga (mai così poche negli ultimi 6 campionati) e appena 11 partite da 90′ sulle 28 disputate dal centrocampista dopo la pausa natalizia.

In attacco, supportato da David Silva e dall’Illusionista Andrès Iniesta, l’altro cambio forzato, per l’infortunio di David Villa. Quando si lesionò la tibia al mondiale per Club a dicembre, la Spagna tremò perché allora l’unica alternativa credibile sembrava Fernando Llorente. Il match winner di Euro 2008, Fernando Torres, era rabbuiato nelle nebbie londinesi, sfiduciato da tifosi e compagni ancor più che dal suo tecnico di allora, Villas Boas. Ma oggi  El Niño è tornato al top, fresco e brillante come nella cavalcata solitaria al Camp Nou nel 2-2 della semifinale di Champions. L’imminente addio al Chelsea di Drogba, che con la sua personalità aveva oscurato e annientato Torres proprio come fece anni prima con Shevhcenko, gli darà ulteriore sicurezza. A meno di un’improbabile scelta a favore del sivigliano Negredo (13 gol nell’ultima Liga), il vero pericolo per la nostra difesa sperimentale sarà lui: per Bonucci marcatore (e non centrale a 3 come alla Juve) e De Rossi play difensivo (1 solo ko ma 9 gol subiti in 8 gare dalla Roma quest’anno con lui in difesa) il test rischia di essere sin troppo veritiero e già senza appello.

di Massimo Callegari

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