Il Clasico di José Ancelotti

26 ottobre 2014

REAL MADRID VS FC BARCELONAPochi allenatori sono tanto lontani tra loro quanto José Mourinho e Carlo Ancelotti. Ma nel Clasico che celebra il ritorno del Real a -1 dalla vetta, gli opposti si sono avvicinati. Facendo incontrare magnificamente la ferocia nelle ripartenze e la disponibilità al sacrificio delle stelle, in pieno Mou-style, con l’equilibrio e il gusto per i giocatori di qualità che hanno reso grande Carletto. Leggi il seguito »

di Massimo Callegari

Attenta Inter, il Saint-Etienne viaggia come il PSG

23 ottobre 2014

000_ARP4003512Senza lo stratosferico avvio del Marsiglia, il Saint-Etienne sarebbe in piena zona-titolo in Ligue 1. Dopo 10 giornate è 5° a -8 dalla vetta con 17 punti, solo 1 in meno del multimilionario PSG, che gli ha inflitto la peggiore sconfitta stagionale (5-0 a fine agosto). Gli avversari dell’Inter praticano un calcio poco spettacolare e attento in fase difensiva: non sarà un impegno comodo. Leggi il seguito »

di Massimo Callegari

I problemi della Spagna: Casillas e Diego Costa

11 ottobre 2014

000_DV1886532Dal falso 9 ai veri problemi. Il fracaso mondiale è lontano, Xabi Alonso ha salutato la compagnia portandosi via le sue bastonate dialettiche ma le difficoltà restano. E gli imputati sul banco sono gli stessi di quattro mesi fa: (fu) San Iker e Diego Costa.

Leggi il seguito »

di Massimo Callegari

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (14 votes, average: 3,86 out of 5)
Loading...Loading...

Champions: quante trappole per Roma e Juve

30 settembre 2014

Champions League - FC Bayern Munich vs Manchester CityC’era una volta la Serie A delle Sette Sorelle. Ora c’è il vuoto dietro Juve e Roma e il nostro campionato assomiglia alla “Liga de dos”, la Liga a Due con Barcellona e Real Madrid per anni uniche candidate al titolo. Per questo bianconeri e giallorossi hanno una grande responsabilità nella due giorni europea che le attende: dimostrare che almeno le nostre regine possono competere con il Top del calcio continentale. Gli ostacoli sono tanti, ma nessuno è imbattibile. Neanche i campioni d’Inghilterra e di Spagna in carica. Ecco come si preparano a ricevere le nostre Big. Leggi il seguito »

di Massimo Callegari

Champions League: la griglia di partenza

16 settembre 2014

FINESTRA_WEBA 115 giorni dal trionfo del Real Madrid a Lisbona, torna la Champions League. Dopo i voti al mercato delle 10 Big d’Europa, eccole sulla nostra griglia di partenza “ragionata”: per valutare le loro chance di vittoria finale, abbiamo infatti definito un coefficiente basato su 4 parametri, con voti da 1 a 10 e un totale massimo possibile di 40. Queste le voci considerate:

 

  • attacco: qualità degli attaccanti e dei centrocampisti offensivi, alternative in rosa;
  • difesa: qualità dei difensori e alternative in rosa;
  • equlibrio: struttura della squadra, disponibilità dei giocatori a supportare la fase offensiva e a collaborare a quella difensiva;
  • ambiente: ambizioni, aspettative e pressioni su squadra e allenatore, calore dello stadio.

Buona lettura e buona Champions a tutti, con la speranza che Juventus e Roma possano sorprendere queste fuoriserie. Perché partire in pole non assicura la vittoria finale e nessuno vince prima di entrare in campo.

Leggi il seguito »

di Massimo Callegari

Champions: tutto sulle rivali di Juve e Roma

29 agosto 2014

Un girone infernale e uno che rievoca gli incubi della passata stagione. L’urna di Montecarlo consegna alla Roma sfide da urlo (di Munch) e alla Juventus un destino europeo da accogliere con la stessa espressione della Gioconda: un sorriso sereno ma non troppo. Ecco nel dettaglio le avversarie delle due italiane sulla strada degli ottavi di Champions. Con una dolorosa ma doverosa premessa: la preoccupante decadenza del nostro campionato non permette di sottostimare nessuna rivale. Leggi il seguito »

di Massimo Callegari

Top 11 e Flop 11: i verdetti dei Mondiali

15 luglio 2014

Il Mondiale è finito, viva il Mondiale. Uno dei più belli di sempre e con una finale all’altezza. La prima fase e gli ottavi hanno portato emozioni impagabili. Le sorprese sono rimaste virtuali ma le imprese sfiorate da Cile, Colombia e Costa Rica meritano di essere ricordate. Ci sono anche i loro migliori rappresentanti nella nostra Top 11, dominata dalla Germania campione. Eccola, con qualche scelta dolorosa e alcune precisazioni. 

Grf Top 11 Mondiali

MODULO - É il 4-3-2-1 perché i grandi assenti, dopo una prime fase promettente, sono stati gli attaccanti puri. Ibra, Lewandowski, Reus e Falcao erano fuori prima di cominciare. Suarez in due sole partite ha espresso tutti i suoi pregi e i suoi limiti. Diego Costa, Fred e Balotelli hanno simboleggiato il fallimento delle rispettive nazionali. Cristiano Ronaldo ha predicato da solo in un Portogallo improponibile e a Messi, Neymar (fino all’infortunio), Robben e Van Persie sono mancati i colpi per rovesciare il tavolo nei vari momenti decisivi. Higuain e Klose, infine, hanno lasciato alcune importanti tracce nel torneo ma hanno fallito la finale.

LE SCELTE - Confermati solo in due dalla formazione ideale della prima fase: il tedesco Thomas Müller, restituito alla posizione di centravanti, e il cileno Charles Aranguiz, sorpresa già preannunciata dalla nostra Top 11 pre Mondiale degli outsider. Irrompe tra i migliori James Rodriguez, escluso dai migliori 11 dei gironi solo per dare un’identità tattica alla squadra prescelta.

IL C.T. – É Joachim Löw, non solo perché ha vinto ma per come l’ha fatto. Credendo fino alla fine nella forza delle sue idee, gestendo meglio la pressione rispetto ai precedenti Europei e Mondiali e superando gli infortuni: quello iniziale di Reus e quelli finali di Khedira e Kramer. Precede sul podio il ct del Cile Sampaoli, che ha presentato la squadra più offensiva e compatta tra le outsider, e quello della Costa Ricail colombiano Jorge Luis Pinto.

IL PORTIERE - Neuer è il migliore del mondo e la sua interpretazione ultramoderna del ruolo contro l’Algeria ha fatto storia. Così come la parata a una mano su Benzema nei quarti. Ma in semifinale si è riposato e contro l’Argentina ha rischiato rigore ed espulsione per un’uscita evitabile su Higuain. Insomma, sarebbe stato piu facile inserirlo tra i difensori… Il nostro numero 1 del torneo è quindi il costaricano Keylor Navas, notevole nella prima fase e insuperabile contro Grecia e Olanda. Grande Mondiale anche per il messicano Ochoa, l’argentino Romero, il cileno Bravo e il colombiano Ospina, così essenziale da passare quasi inosservato.

LA DIFESA – L’energia, la tecnica e la duttilità dimostrate fino alla finale lanciano Philipp Lahm tra i terzini destri più completi di ogni tempo. Formidabile il suo connazionale Hummels, senza i cali di concentrazione talvolta fatali col Borussia Dortmund. Sorprendenti per la qualità espressa l’olandese Vlaar e l’argentino Rojo. Citazione speciale per i suoi connazionali Zabaleta Garay, per l’altro Oranje Daley Blind, il portentoso terzino sinistro svizzero Ricardo Rodriguez e cileno Gary Medel. 

IL CENTROCAMPO – Già citato Aranguiz, al suo fianco i due veri leader delle finaliste: l’insuperabile Jefecito Mascherano e il guerriero Schweinsteiger. Per continuità ed efficienza rappresentano le due corazzate più di Di Maria, bravissimo nelle prime quattro partite ma ko al 30′ dei quarti di finale, e di Kroos Khedira, eccellente soprattutto in semifinale. Citazione speciale per Juan Cuadrado, protagonista anche a livello internazionale dopo la fantastica stagione con la Fiorentina.

L’ATTACCO – Non c’è un centravanti puro. Mario Götze conquista la scena con il SuperGol che vale la coppa. Müller si conferma speciale per senso della posizione, della porta e della squadra. E poi, James Rodriguez. É lui  lui il nostro MVP di Brasile 2014, giocato in crescendo sia per le prestazioni che per il valore degli avversari affrontati. Ma non definitelo sorpresa. Da queste parti, era già stato inserito nella Top 20 del 2012. Il Mondiale è solo la certificazione del suo enorme talento.

I FLOP DEL MONDIALE – Infine, per i sadici amanti delle critiche impietose, ecco gli 11 peggiori. Con una citazione “speciale” per Iker Casillas. Solo il disastroso Akinfeev ha fatto peggio di lui. 

Grf Flop 11 Mondiali

SpagnaBrasileItalia Inghilterra sono comunque indegnamente rappresentate in questa formazione non ideale dai loro peggiori interpreti, commissario tecnico compreso. Arrivederci a Russia 2018!

di Massimo Callegari

Il dolore di Messi, altri quattro anni all’inseguimento di Maradona

14 luglio 2014

000_TS-DV1820567La storia continua. Lionel Messi dovrà attendere altri quattro anni per puntare al trono del calcio mondiale. Poteva conquistarlo entrando dalla porta principale del Maracanã ma ha centrato lo stipite. E il sipario è calato mestamente su di lui dopo una punizione indegna della sua classe al 123′ di una finale epica. L’ultimo atto del Mondiale che avrebbe dovuto essere suo e che lascia, invece, “un dolore che durerà una vita” (cit. Javier Mascherano). Leggi il seguito »

di Massimo Callegari

Germania-Argentina sfida finale: come ci arrivano, chi può deciderla

13 luglio 2014

É la finale più bella e più giusta. E quella con più storia. Argentina e Germania si sfidano per il titolo come a Messico ’86 e Italia ’90. Due precedenti completamente diversi tra loro. Il primo, spettacolare e coinvolgente, finì 3-2 per la Selecciòn con assist vincente di Maradona in uno dei rari momenti di libertà dalla marcatura a uomo di Matthäus. Il secondo, grigio e noioso, fu deciso da un rigore più che generoso trasformato da Brehme. Al Maracanã andrà in scena anche la rivincita degli ultimi due Mondiali, segnati dalle vittorie dei tedeschi nei quarti: ai rigori nel 2006 e per 4-0 nel 2010. Le due sfidanti ci arrivano così.

Grf Pagellone Finale

MORALE – GER 10 ARG 9 – La vittoria sul Brasile ha impressionato il mondo. Sono state dimenticate anche le piccole esitazioni di un cammino fantastico: i rischi con l’Algeria, le occasioni concesse alla Francia e al Ghana. Gli argentini stanno sfruttando il ruolo di sfavoriti per caricarsi: l’applauso di tutta la squadra al ct Sabella il giorno dopo la vittoria sull’Olanda è un segnale di compattezza eccezionale.

CONDIZIONE FISICA – GER 9 ARG 8 – Ci sono un giorno, due tempi supplementari e un’ora di partita a favore dei tedeschi, che hanno riposato dopo i primi 30′ con il Brasile. L’Argentina ha invece lottato sino al 120′ nella sua semifinale. Ma il miracoloso recupero di Mascherano su Robben oltre il 90′ è un messaggio fantastico ai compagni e ai rivali: significa che le gambe ci sono ancora e che la testa le spinge oltre il limite.

ATTACCO - GER 8 ARG 9 – Quello della Germania si muove armoniosamente da reparto, come centrocampo e difesa. Gli interpreti argentini, invece, hanno concesso solo qualche lampo. Messi e Di Maria tanti e più di tutti; Higuain, Agüero e Lavezzi con modalità e tempi diversi. Un elogio del languido ciondolarsi sudamericano opposto alla efficiente produttività tedesca. Müller, Götze, Klose, SchürrleÖzil hanno dato spettacolo e si sono esaltati contro Portogallo e Brasile.

DIFESA – GER 8 ARG 8 – Gli uomini meno reclamizzati hanno portato l’Argentina in finale. Sabella ha avuto la lucidità di sostituire Fernandez con De Michelis e contro Belgio e Olanda l’organizzazione ha fatto il resto. Rarissimi gli 1 contro 1 concessi in velocità e in spazi larghi, frequenti le coperture preventive di Mascherano e Biglia. E poi Romero, determinante con le sue parate ai rigori ma anche in partita (contro la Svizzera e nella prima fase). La Germania si è esaltata con le prodezze nella sua area e in quella avversaria di Hummels, che resterà però in dubbio fino all’ultimo. E ha goduto con un Neuer supersonico, vero difensore aggiunto, invalicabile tra i pali grazie a stile e senso della posizione ineguagliabili.

LA STELLA – MÜLLER 9 MESSI 9 – Il torneo ha ribadito che nessuno vince da solo. Neppure Messi, che dopo le prodezze delle prime quattro partite ha evidenziato inquietanti segnali di cedimento fisico. Se l’Argentina fosse stata eliminata dall’Olanda, l’immagine simbolo sarebbe stata quella di Leo piegato sulle ginocchia e con lo sguardo a terra nell’intervallo dei supplementari. Eppure, proprio alla fine, aveva creato un assist mirabile (di destro!) per Maxi Rodriguez. Ora è atteso dalla partita che può renderlo definitivamente il numero uno della storia del calcio e la giocherà con tutta la passione, le energie e le forze che ha ancora dentro. La Germania non gli dedicherà una marcatura speciale come per Maradona nella finale dell’Azteca ma si difenderà e attaccherà da squadra, confidando nelle prodezze del suo calciatore totale, Thomas Müller. Inelegante ma straordinariamente efficace, 10 gol in due Mondiali grazie a una dote non comune: il talento della posizione.

TOTALE – GER 44 ARG 43 – La Germania, insomma, sin qui ha fatto qualcosa in più. Dopo la lezione data al Brasile si sente imbattibile ma la storia insegna che una grande semifinale non significa automaticamente una fantastica finale. Lo sappiamo bene noi, che nel 2006 giocammo molto meglio contro i tedeschi che contro la Francia (pur vincendo ai rigori) e che a Euro 2012 crollammo contro la Spagna dopo aver surclassato proprio la Germania di Löw. Sentirsi già campioni sarebbe un errore imperdonabile. Anche perché quello che il Pagellone non dice è che 28 anni dopo Messico ’86 un’altra Mano de Dios ha spinto l’Argentina fin qui. Il palo di Dzemaili al 120′ negli ottavi, il salvataggio di Mascherano e la rinascita di Romero in semifinale sembrano segnali divini di un cerchio che potrebbe chiudersi con Messi in trionfo al Maracanã. Il tempio dei nemici brasiliani.

di Massimo Callegari

Peggio del Maracanazo

9 luglio 2014

000_TS-ARP3920443Mai i nipoti di quelli che avevano vissuto il Maracanazo avrebbero pensato di dover raccontare ai loro nipoti un dramma più terribile. Il Mineirazo entra nella storia come e più del suo illustrissimo predecessore. Nel 1950 fu la sconfitta della presunzione e dell’emotività. Questa è peggiore perché smaschera la pochezza del Brasile attuale e l’inadeguatezza di Luiz Felipe Scolari, che ha fallito la sua missione.

LE 5 GIORNATE DI RIO – Felipao era considerato un abile gestore, del gruppo e anche delle pressioni popolari. Fu nominato ct al posto di Mano Menezes, fallimentare nella Coppa America 2011 e alle Olimpiadi 2012, dopo 5 giorni di regolamento di conti nei palazzi di Rio de Janeiro della CBF, la Federcalcio Brasiliana. Non venne dato peso ai risultati negativi di Scolari con Chelsea e Palmeiras. Si pensava anzi che il suo carisma fosse intatto e che avrebbe anestetizzato le paure di 200 milioni di connazionali, migliorando il valore di una rosa già allora aggrappata al talento di Neymar. Non è accaduto nulla di tutto questo. Il Brasile aveva tremato con Messico, Cile e Colombia ed è stramazzato al suolo con la Germania. Privato delle sue due colonne, Neymar e Thiago Silva, è crollato perché dietro di loro c’era il nulla. Non altri leader veri, certo. Né fuoriclasse assoluti. Ma nemmeno un progetto di gioco, un’organizzazione difensiva, un piano alternativo per sopperire alla mancanza di un centravanti all’altezza, la cura dei dettagli. Ammesso che la marcatura su corner del capocannoniere della Germania agli ultimi due Mondiali (Müller sullo 0-1) sia un dettaglio. 

NÉ ORDEM NÉ PROGRESO – I meriti della Germania sono spaventosi. Del Mineirazo non verranno tramandate le leggende, come quella epica del capitano dell’Uruguay del ’50 Obdulio Varela e quella tristissima del portiere brasiliano Moacir Barbosa. Rimarrà la dimostrazione di forza spaventosa dei tedeschi, 10 tiri e 5 gol nel primo tempo, tutti nella prima mezz’ora, 4 dal 23′ al 29′. Da paura. Ma resterà anche la resa senza attenuanti del Brasile con alcuni giocatori individualmente improponibili (Fred, Bernard). Una squadra senza ordem progreso, le due missioni indicate sulla bandiera nazionale. Né ordine né progresso ma solo un incredibile caos che le due colonne Ney e Thiago avevano miracolosamente nascosto.

LA LEZIONE DEL MINEIRAZO – “Il gioco è la risorsa più preziosa – ama ripetere Arrigo Sacchi-. Perché il gioco non s’infortuna mai.” Prescinde, insomma, dalle individualità e dalle onde del destino. Neymar e Thiago Silva erano le uniche certezze del Brasile. Assenti loro, la Germania ha distrutto la Seleçao con la tecnica, la freschezza e la qualità. Le doti che per decenni i brasiliani hanno imposto al mondo. Il calcio oggi è però profondamente cambiato rispetto agli anni ’60 e ’70, che segnarono il dominio verdeoro. E anche rispetto al 2002, l’anno del Pentacampeonato. La conoscenza degli aspetti tattici e atletici è ormai diffusa a livello globale e lo scambio tra culture calcistiche diverse è determinante. Il Brasile è rimasto alle armi di distrazione di massa, come le patetiche conferenze stampa di questa vigilia di semifinale, e al ct taumaturgo. Ma non si vince solo con Regina Brandao, la psicologa chiamata per risolvere le ansie dei giocatori. Scolari rivive così l’incubo del 2004, quando da ct del Portogallo perse contro la Grecia la finale degli Europei 2004 in casa. Poi arrivarono i ko nella finale per il 3.posto al Mondiale 2006 e nei quarti di Euro 2008, entrambi contro la solita Germania. Dopo il successo nella Coppa Libertadores del 1999 alla guida del Palmeiras, lo ha portato alla retrocessione in Serie B nel 2012. E dopo aver reso il Brasile Pentacampeao, ora partecipa alla più grande disfatta della sua storia. Non fu solo merito suo allora, perché quella era la nazionale di Ronaldo, Rivaldo, Ronaldinho, Cafu, Roberto Carlos, Lucio… E non è una sconfitta solo sua oggi, perché questa generazione brasiliana non è fenomenale come quella tedesca. Ma nell’era della Germania che gioca alla spagnola, il calcio dei santoni non esiste più.

di Massimo Callegari