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Juve-Barcellona, a Berlino sfida stellare

di Massimo Callegari 14 maggio 2015

Dal Bernabeu a Berlino, la Juventus conquista la gloria europea negli stadi dell’Italia mondiale. Il 15 luglio, quando Allegri e i dirigenti vennero accolti da insulti e lancio di uova, nessuno avrebbe pensato di raggiungere la finale di Champions League superando il Real Madrid campione in carica. La realtà supera i sogni dei più ottimisti tifosi bianconeri e ora anche il Barcellona dei marziani fa meno paura. Ma sarà la sfida più dura, contro una squadra lievitata nel 2015 sulle ceneri della sconfitta di San Sebastian del 4 gennaio.

CACCIA AL TRIPLETE – Entrambe possono conquistarlo. Juve campione d’Italia e blaugrana a una vittoria dalla Liga prima della finale di Coppa del Re contro l’Athletic Bilbao (Lazio-Juventus l’epilogo di Coppa Italia).

Luis Enrique dic.14

Ora il Barcellona non sorprende più ma solo pochi mesi fa, prima del sorteggio degli ottavi di Champions, Luis Enrique era sotto il fuoco incrociato dei media catalani, accusato di cambiare sempre formazione e di avere numeri peggiori dei suoi predecessori Guardiola, Vilanova e Martino. Oggi il suo Barça è a un passo dalla storia, trascinato dai 114 gol di Messi, Neymar e Suarez: polverizzato il record precedente del club di Eto’o-Henry-Messi (102) e 20 in più di tutta la Juventus (94) in stagione tra campionato e coppe.

ANCORA TU – A Berlino Hannibal Suarez ritroverà due vecchi nemici in un colpo solo: Patrice Evra e Giorgio Chiellini. Al primo, in Liverpool-Manchester United dell’ottobre 2011, rivolse insulti razzisti che gli costarono 8 giornate di squalifica. L’uruguaiano si è sempre dichiarato innocente e al ritorno a Old Trafford si rifiutò di stringere la mano a Evra. Ha invece ammesso tutte le sue colpe per il morso a Chiellini nel secondo tempo di Italia-Uruguay agli ultimi Mondiali. Per quel raptus venne squalificato dalla Fifa ed è rientrato in campo solo a metà ottobre. Se avesse iniziato la stagione ad agosto, i numeri del tridente blaugrana sarebbero ancora più impressionanti. Massimiliano Allegri affronterà invece il Barcellona per la nona volta in cinque edizioni di Champions League. Il bilancio degli 8 precedenti sulla panchina del Milan è negativo: 1 vittoria, 3 pareggi e 4 sconfitte. I due risultati migliori sono arrivati però proprio nelle serate in cui la sorte dei rossoneri sembrava segnata. A settembre 2011, il Barcellona campione in carica dominò per 88′ ma venne folgorato al 1′ da Pato e al 90′ da Thiago Silva: finì 2-2. Nell’andata degli ottavi 2013, Boateng e Muntari firmarono il clamoroso 2-0 del Milan, ribaltato al ritorno dal poker del Barça. Dopo aver affrontato la squadra supersonica di Guardiola e quella in declino di Tito Vilanova e Roura, Allegri sfida ora Luis Enrique. Che in 3 partite contro la Juve nel 2011-12 ottenne 1 pareggio e 2 sconfitte, con 8 gol al passivo e 1 solo realizzato.

ANALOGIE – La Juventus ha eliminato il Real Madrid con il gioco, l’organizzazione e il coraggio. Non esistono altre armi per disinnescare il tremendo potenziale del Barcellona. Ma il calcio non è solo numeri e geometrie, c’è anche un po’ di mistica. Per questo non vanno sottovalutati alcuni segnali che riportano al Triplete dell’Inter nel 2010. Il salvataggio di Sturaro all’andata sulla traversa di James (“non me sono neppure accorto”, ha confessato poi l’ex genoano) ricorda quelli eroici di Samuel e Lucio a Stamford Bridge nel ritorno degli ottavi. Il sorteggio favorevole ai quarti (Cska e Monaco), la semifinale epica di ritorno contro i detentori in Spagna (il Camp Nou come il Bernabeu) e la finale in uno stadio dell’Italia mondiale (Berlino 2015 dopo Madrid 2010) completano il quadro. Anche se l’analogia più importante è tra le dichiarazioni di chi ha vinto quella Champions (Javier Zanetti, Cordoba, Materazzi) e chi sogna questa (Buffon, Barzagli, Pirlo): “Per molti di noi è l’ultima occasione della carriera, non possiamo farcela sfuggire.”

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Real, Super CR7 e qualche crepa

di Massimo Callegari 3 maggio 2015

Imperiale Cristiano Ronaldo, c’è ancora Liga per il Real Madrid. Il portoghese si è caricato sulle spalle i Blancos nel momento cruciale della stagione e li ha trascinati al successo a Siviglia con una tripletta su tre cross favolosi di Isco, James (prolungato da Chicharito) e Bale (primo pallone toccato dopo il suo ingresso in campo). Il Real conquista così uno stadio inviolato da più di un anno e ben 34 partite consecutive e a 3 giornate dalla fine resta nella scia del Barcellona, a -2 ma con il vantaggio negli scontri diretti in caso di arrivo a pari punti. Eppure, nonostante il 3-2 e un supersonico CR7, dalla serata del Sanchez Pizjuan emerge qualche buon motivo per la Juve per sperare nell’impresa.

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CR7 NON PERDONA – A Siviglia ha raggiunto i 42 gol in questa Liga, 219 in tutte le edizioni del campionato spagnolo, settimo di sempre. Come spesso gli accade ha sparato a salve su punizione (1 rete su 42) ma su azione si è confermato letale, raggiungendo quota 10 gol di testa: esecuzioni di forza, elasticità, tecnica e coordinazione in equilibrio perfetto. Il madridismo ha palpitato quando si è toccato il ginocchio sinistro dopo un contatto con Mbia negli ultimi minuti. Per una squadra priva del suo equilibratore Modric e vulnerabile in velocità, la salute del fuoriclasse portoghese è la polizza sulla volata finale.

SERGIO RAMOS PIVOTE – Nei giorni scorsi Ancelotti lo ha definito “il difensore più completo che ho allenato.” Meglio insomma di Thiago Silva, Nesta, Cannavaro, John Terry… Poi però lo ha confermato in mediana, come nel ritorno dei quarti di Champions contro l’Atletico. Carletto ha percepito le carenze di equilibrio attuali del Real e sente la necessità di dare copertura alla difesa, costretta costantemente in parità numerica sulle avanzate avversarie. La mossa però ha funzionato solo in parte: il Siviglia ha avuto comunque ampi spazi per attaccare e ha sfiorato più volte prima il 2-2 e poi il 3-3, fermato da un monumentale Pepe e un ottimo Casillas.

MOSSE JUVE – Nella doppia semifinale i campioni d’Europa restano favoriti, ma la Juve ha validi motivi per non ritenersi troppo inferiore. Il Real è attaccabile con gli inserimenti centrali dei centrocampisti (Marchisio e Vidal) che raramente vengono seguiti dai mediani. Lo stesso accade sulle fasce, dove Carvajal e Marcelo sono poco assistiti da James e Isco. Entrambi i gol del Siviglia sono nati da incursioni di Aleix Vidal (25 anni, una delle rivelazioni della stagione in Europa) dalla parte di Marcelo. Anche sulle palle inattive il Madrid ha vissuto una serata da brividi, nonostante la contemporanea presenza di Varane, Pepe e Ramos. Tra un brindisi e una fetta di torta scudetto, Allegri e il suo staff avranno certamente preso nota. Oltre il supersonico CR7, in questo Real qualche piccola crepa c’è.

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Spettacolo Bayern e Barça: chi è più forte?

di Massimo Callegari 22 aprile 2015

pizap.com14296844105951Si scrive Champions, si legge Guardiola League. Il maestro e i suoi allievi sono ancora in semifinale e la resa dei conti è vicina. Per il tecnico catalano è la 6^ volta su 6 tra le prime 4 d’Europa, per il Barcellona la 7^ nelle ultime 8, per il Bayern la 5^ nelle ultime 6. Il suo club precedente e quello attuale sono, col Chelsea, i migliori dell’ultimo decennio europeo. Ma bavaresi e catalani sono soprattutto i grandi favoriti di questa edizione, grazie a un’impronta comune e stili comunque diversi. Proviamo a capire chi, oggi, è più forte.

IL GIOCO NON SI INFORTUNA - Lo ripete spesso Arrigo Sacchi, che sarà saltato sul divano alla visione celestiale del SuperBayern che ha disintegrato il Porto. Come all’andata mancavano Ribery, Robben, Alaba, Schweinsteiger, Benatia e Javi Martinez: la squadra ha però dimostrato che quel ko non era stato causato dalle assenze ma da un atteggiamento superbo, sufficiente. All’Allianz il Bayern ha assaltato l’avversario col pressing e una manovra senza pause, pur con appena il 54% di possesso palla, lontano insomma dalle cifre estreme del Barcellona di Pep. Che in Baviera ha scelto di verticalizzare di più per i suoi formidabili finalizzatori, Müller e Lewandowski. Una coppia devastante, un mix inarrestabile di capacità cognitive, velocità di pensiero, essenzialità, tecnica, altruismo. È la seconda rimonta di Guardiola in Champions dopo un ko all’andata: in 4 precedenti aveva recuperato solo una volta, in Barcellona-Arsenal del 2011.

O NEY E I SUOI FRATELLI - Mentre il maestro si gustava l’impresa, molti dei suoi ex allievi si divertivano al Camp Nou. Come l’anno scorso il Barcellona ha fatto fuori il City agli ottavi e come due anni fa ha eliminato il PSG ai quarti, in maniera però ancora più netta (5-1 totale). La doppietta di Neymar ha portato a 95 i gol stagionali del tridente blaugrana, a 5 dal record di Henry-Eto’o-Messi del 2009. Ad avviare le celebrazioni, la cavalcata di Andrés Mosé Iniesta, che ha aperto la difesa del Paris prima di regalare a Neymar il primo assist della sua stagione, atteso ben 8 mesi. Oggi il Barcellona è una squadra totale, che tuttavia concede ancora spazi e occasioni. Tra le due sontuose esibizioni di Champions, è arrivata infatti la soffertissima vittoria sul Valencia: tra i gol di Suarez al 1′ e di Messi al 94′, tanto spavento, un rigore parato da Bravo, un palo subìto e troppo campo concesso agli avversari. E prima ancora, la rimonta patita a Siviglia, da 2-0 a 2-2 con preoccupante blackout nel secondo tempo.

LA PIÙ FORTE – Le semifinali sono alle porte e il dibattito è apertissimo: più forte il Barça che Luis Enrique ha saputo rimodellare senza esasperare il pressing e sdoganando anche i lanci lunghi, o il Bayern 2.0, infernale macchina da gol e spettacolo? In attesa della sfida sul campo in semifinale o, chissà, in finale, la corazzata tedesca continua a farsi preferire per compattezza ed equilibrio. Era la nostra favorita al via di questa Champions e resta tale, a maggior ragione dopo l’eliminazione del Chelsea. Il 6-1 dell’Allianz ha cancellato la disfatta di Oporto e le perplessità sulla tenuta di una squadra che raramente perde le distanze tra i reparti. Certo, nessuno oggi possiede la forza realizzativa, il talento e le variabili offensive del Barcellona. E il calcio “è un gioco che si gioca con la palla”, come disse proprio Guardiola a Controcampo ai tempi della sua avventura italiana. La sottile superiorità del suo Bayern su questo Barça risiede invece nella capacità di giocare anche senza palla, di recuperarla con grande energia nella metàcampo avversaria e di difendere da squadra nei rari momenti di sofferenza, a prescindere dagli interpreti. Se la Champions “è una questione di dettagli” (cit. Mourinho), potrebbe essere questa minima ma fondamentale differenza, a decidere la corsa al trono di Berlino.

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Il solito Mou: 2 tiri, 1 gol e un altro titulo

di Massimo Callegari 19 aprile 2015

000_DV2008749Due tiri in porta col 30% di possesso palla, 1 gol e 1 palo per 3 punti che valgono un passo decisivo verso un altro titulo. Micidiale ed essenziale, il Chelsea marchia a fuoco la sfida col Manchester United e spedisce l’Arsenal a -10 con appena 18 punti a disposizione: Premier League 2014/15 a un passo e spumante in ghiaccio per l’ottavo campionato in 13 anni del tecnico portoghese, quinto della storia per il Chelsea. Contro l’United in campo c’erano ancora due titani del primo ciclo mourinhiano: John Terry, ruggente nel duello con Falcao, e il commovente Drogba. (altro…)

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Al via i quarti di Champions: ecco il SuperTabellone

di Massimo Callegari 14 aprile 2015

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La rivincita delle finali dell’anno scorso e del 1987, quella dei quarti di due anni fa tra Paris e Barça e la riedizione della semfinale del ’98 tra Juve e Monaco: c’è tanta storia nei quarti di questa Champions, con due sfide equilibratissime e due più sbilanciate. Grazie ad Allegri e Tevez l’Italia torna dopo anni ad affrontare con giustificato ottimismo un confronto importante della coppa più prestigiosa. Ecco, come da tradizione, il nostro SuperTabellone, con le percentuali di passaggio del turno per le sfide che decideranno le Magnifiche 4. (altro…)

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Super Barça, dopo il Clasico sogna il Triplete

di Massimo Callegari 23 marzo 2015

Gianluca RonaDal Clasico al Clasico, come cambia il destino di Barça e Real. Un girone fa, il Bernabeu incoronava i blancos e Luis Enrique doveva lottare per diradare le nubi che minacciavano la sua panchina già a fine ottobre. Iniesta e Mascherano avevano appena regalato a Isco il contropiede del 3-1, Mathieu terzino sinistro si era rivelata una scelta sciagurata e Piqué non riusciva a reggere il confronto con Cristiano Ronaldo. In più, Suarez era rientrato dopo quattro mesi di squalifica per il morso mondiale a Chiellini: nonostante l’assist per il gol di Neymar, i dubbi sulla compatibilità con il brasiliano e Messi erano parecchi.

HAY EQUIPO – Il ritorno al Camp Nou ribalta tutte le prospettive. Ora il Barcellona è una squadra completa, che sa soffrire quando serve e anche con un po’ di fortuna (la traversa di Ronaldo sullo 0-0) resiste agli assalti avversari. E che non dipende solo dalle doti sovrumane di Messi, decisivo anche in quest’ultimo Clasico con l’assist per l’1-0 ma non unico trascinatore blaugrana. La differenza ora è di squadra e i nuovi acquisti stanno aiutando un passaggio generazionale tutt’altro che scontato. Il portiere cileno Bravo ha compiuto tre paratone, Mathieu ha segnato un gol pesante e garantisce un’alternativa anche sulle palle inattive, poco sfruttate negli anni scorsi per l’assenza di saltatori eccellenti. E poi Rakitic, addirittura sorprendente per come combina le qualità di Xavi e Busquets, partiti dalla panchina al Camp Nou. Insomma, come dicono in Spagna: “hay equipo”, c’è la squadra. Con il ritorno del Piqué dei tempi d’oro, incoronato anche da un’osservatrice un po’ di parte, il cui giudizio però stavolta non si può contestare.

IL PISTOLERO NON PERDONA - Il salto di qualità è arrivato con il ritorno di Messi a destra nel tridente. Ne hanno tratto giovamento tutti, in particolare Luis Suarez. Fino a dicembre aveva segnato appena 3 reti, dopo la sosta e con il nuovo assetto offensivo ne ha realizzate 11 tra tutte le competizioni. Quella che ha deciso il Clasico, stop a seguire di esterno e destro incrociato rasoterra, è una perla strepitosa: solo un giocatore perfettamente a suo agio nel sistema di gioco e con l’ambiente può compiere con naturalezza e immediatezza un gesto così difficile. Dimenticati i raptus che ne hanno frenato la carriera, il Pistolero sta conquistando il Barcellona come altri attaccanti (Ibrahimovic e David Villa) non erano riusciti a fare.

SOGNO TRIPLETE – Un mese fa, dopo il ko interno col Malaga, i catalani erano a -4 dal Real Madrid: oggi sono a +4. Mancano ancora 10 giornate, con 30 punti in palio e le insidiose trasferte di Siviglia e del Calderon (alla penultima). Luis Enrique però ha le mani sulla Liga e può puntare al Doblete nella finale di Coppa del Re con l’Athletic Bilbao. Per la Champions però serve ancora un ultimo step: migliorare la fase difensiva. Solo in 3 delle ultime 13 partite, infatti, il Barcellona non ha subìto reti. E una di queste due è stata la sfida di ritorno col City, con rigore fallito da Agüero. Per vincere in Europa, già dai quarti col PSG, va scalato l’ultimo gradino. Riguadagnato il consenso dello spogliatoio dopo la bagarre interna con Messi e vinto il primo Clasico della carriera da allenatore, il triatleta Luis Enrique è atteso dall’ultima, entusiasmante fatica.

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Europa League, ecco le rivali delle italiane

di Massimo Callegari 27 febbraio 2015

Tre multinazionali sulla strada delle italiane in Europa League. Il Wolfsburg alimentato dal motore Volkswagen, lo Zenit del colosso Gazprom che fornisce energia a mezza Europa e la Dinamo Mosca del bilionario Boris Rotenberg, amico e compagno di judo di Vladimir Putin. Avversarie temibili, soprattutto per Inter e Torino e non solo per la loro potenza economica. Conosciamole meglio. (altro…)

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Champions, il SuperTabellone degli ottavi

di Massimo Callegari 17 febbraio 2015

Bentornata Champions League. Dopo oltre due mesi di pausa, la competizione più affascinante torna con due grandi rivincite della scorsa edizione e la rinnovata speranza dell’Italia di arrivare tra le prime 8. Ecco come si ripresentano le 16 protagoniste nella corsa alla finale del 6 giugno a Berlino.

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PSG 40% – CHELSEA 60% –
Dieci mesi fa ai quarti (3-1 e 0-2) arrivarono emozioni impagabili: all’andata lo slalom vincente di Pastore nel recupero, al ritorno la zampata di Demba Ba all’87’ che portò i Blues in semifinale. Con Courtois, Matic, Fabregas e Diego Costa il Chelsea è molto più forte di allora. L’ultimo weekend di campionato è stato drammatico per i parigini, rimontati da 0-2 a 2-2 nei minuti finali dal Caen dopo gli infortuni di Aurier, CabayeLucas. Un’ecatombe. Blanc si gioca il futuro con l’ex David Luiz e tanta pressione in più ma pure con 9 punti in meno in Ligue 1 rispetto a un anno fa. Comunque vada, il terzo atto della sfida Ibra-Mou sarà uno spettacolo.

SHAKHTAR 15- BAYERN 85% – Nella Supercoppa Europea del 2009 il Barça di Pep superò gli ucraini di Lucescu solo ai supplementari. Lo Shakhtar non gioca una partita ufficiale da due mesi e mezzo, vissuti pericolosamente nella turbolenta regione del Donbass. I big (Luiz Adriano, Fred, Srna, Douglas Costa) sono comunque rimasti e le due partite contro i tedeschi saranno una vetrina di mercato importantissima. Dopo le incertezze seguite alla pausa invernale il Bayern è tornato straripante, come testimonia l’8-0 all’Amburgo. Confronto impari, che solo i magheggi tattici di Lucescu possono riequilibrare.

SCHALKE 04 10% – REAL MADRID 90% – Come l’anno scorso è l’ottavo più sbilanciato in partenza. Le assenze di Draxler e Farfan pesano sui tedeschi più di quelle di James, Ramos e soprattutto Modric per il Madrid. Dopo lo 0-5 col Chelsea Di Matteo ha subìto solo 6 gol in 10 partite, grazie a quella difesa a 3 con cui il Valencia ha bloccato il Real nella Liga. Forse basterà per limitare il passivo dopo il 2-9 totale della passata edizione, ma non per fermare la corsa europea dei campioni in carica.

BASILEA 35% – PORTO 65% – Una vittoria e un pareggio per gli svizzeri dopo la sosta di due mesi nel campionato che guidano con 8 punti sullo Young Boys. Il Porto è a -4 dal Benfica in SuperLiga ma non ha mai perso nel girone di Champions e può essere la rivelazione del torneo, trascinato da Jackson Cha Cha Cha Martinez (8 reti nelle ultime 9 partite). Derby personale per l’allenatore del Basilea Paulo Sousa, ex Juventus ma soprattutto ex Sporting e Benfica.

MANCHESTER CITY 40% – BARCELLONA 60% – Un anno fa (0-2 e 1-2) finì tra i rimpianti e le polemiche del City, beffato all’andata da un rigore contestatissimo. Rispetto ad allora Pellegrini ha a disposizione Agüero ma non Yaya Touré, squalificato all’andata. E i dubbi sulla tenuta e la compattezza dei Citizens in Europa rimangono. Il Barcellona arriva invece da una serie entusiasmante di 11 vittorie consecutive, record della gestione Guardiola eguagliato. Messi ha segnato 15 reti in 11 gare nel 2015: riportato a destra, è tornato a livelli disumani e con Suarez e Neymar forma un tridente ineguagliabile.

JUVENTUS 45% – BORUSSIA 55% – Ridurre così tanto la distanza era impensabile per la Juve all’inizio della stagione. Nelle ultime due settimane la forbice si è di nuovo leggermente allargata a favore dei tedeschi, rilanciati da Reus, gol e assist nel 4-2 al Mainz. Proprio nell’ultimo match di Bundes il BVB ha rimontato uno svantaggio per la prima volta in stagione, mostrando una condizione psicofisica migliore. Il doppio confronto si deciderà sul ritmo e sull’intensità: Allegri ha una una settimana per riportare i suoi al top dopo le discontinue prestazioni contro Udinese, Milan e Cesena. Per l’impresa sarà fondamentale non lasciare l’iniziativa alla banda Klopp e ritrovare il miglior Vidal, da tempo sparito dai radar.

BAYER LEVERKUSEN 20% - ATLETICO MADRID 80% – Il Bayer ha 11 punti in meno dell’anno scorso in Bundes e ne ha ottenuti 4 in altrettante partite dopo la sosta. Kiessling ha segnato solo 4 gol da settembre e così le speranze sono sulle spalle del coreano Son e del nazionale tedesco Bellarabi. Anche gli spagnoli, penalizzati dal recente infortunio di Koke,  sono in ritardo in Liga: 7 punti in meno della capolista Real e dell’anno scorso. Troveranno un avversario disposto a giocarsela a ritmi furiosi, ma tecnicamente molto inferiore. 

ARSENAL 75- MONACO 25% – Wenger contro il suo passato e due opposti a confronto. I Gunners hanno segnato in 24 delle ultime 25 partite, i francesi hanno concesso appena 3 gol nelle ultime 16. Contro il City in Premier, un mese fa, l’Arsenal è tornato in versione deluxe. Se giocherà a quei livelli, potrà smascherare i limiti di un avversario indebolito dal mercato in estate con le cessioni di Falcao e James Rodriguez e a gennaio, con quella del talento argentino Ocampos.

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Il giorno più nero di Carletto

di Massimo Callegari 8 febbraio 2015

000_DV1958207Carletto, abbiamo un problema. E si chiama Atletico Madrid, mai battuto in stagione. Il Real ha subìto 6 sconfitte da agosto e ben 4 sono arrivate contro i colchoneros: 1 in Supercoppa di Spagna, 1 in Coppa del Re, 2 in Liga. Il successo nella finale di Champions 2014 resterà nella storia del Real Madrid, ma da ieri nella Hall of Fame del calcio spagnolo c’è un posto anche per Il Massacro del Calderón. Da 17 anni l’Atletico non batteva i blancos nel suo stadio nella Liga, da 27 non gli segnava 4 gol, da 64 non vinceva entrambi i derby di campionato, andata e ritorno. (altro…)

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Borussia nel caos, Juve credici

di Massimo Callegari 5 febbraio 2015

11 ko in 19 partite, secondo peggior attacco della Bundesliga e, soprattutto, ultimo posto solitario. Travolto da un inatteso destino, il Borussia Dortmund non riesce a uscire dal tunnel. Nemmeno la sosta invernale ha portato serenità: gli infortuni continuano come nella prima parte di stagione e l’allerta è ormai oltre il livello di guardia. I fischi del Westfalenstadion dopo lo 0-1 di ieri sera con l’Augsburg, che non aveva mai battuto il BVB nella storia della Bundes, certificano la crisi, terreno fertile per i sogni europei della Juventus.

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AVVIO PROMETTENTE – Nel weekend scorso, a Leverkusen, i prossimi avversari dei bianconeri in Champions si erano presentati col 4-4-2, con Grosskreutz e lo sloveno Kampl, arrivato a gennaio dal Salisburgo, esterni di centrocampo. La scelta ha dato frutti positivi e il Borussia ha concesso meno rispetto alle ultime uscite del 2014. Contro l’Augsburg, quinto in classifica, serviva però la vittoria e il tecnico del BVB è tornato al collaudato 4-2-3-1. L’inizio è stato promettente, soprattutto grazie a un pressing molto ben organizzato. Da due palloni rubati al limite dell’area avversaria sono nati l’occasione non sfruttata da Kampl in avvio e il gol annullato ad Aubameyang per fuorigioco su tiro di Immobile.

ANSIA DA PRESTAZIONE – Beffato a inizio ripresa dalla rete dell’argentino Bobadilla, il bomber con la pancia che ricorda il brasiliano Ailton del Werder Brema di qualche anno fa, il Borussia si è incartato. Grosskreutz, terzino destro al posto dell’infortunato Piszczek, ha dato forfait per un problema ai flessori. Costretto a inserire Subotic, Klopp ha dirottato a destra Papastathopoulos, perdendo di fatto un’opzione offensiva. Immobile ha lavorato molto per la squadra ma in maniera meno lucida ed essenziale rispetto alla trasferta di Leverkusen. Reus e Aubameyang, al rientro dalla Coppa d’Africa, hanno viaggiato a intermittenza. E Mkhitaryan, alla seconda panchina consecutiva, non ha mostrato l’intraprendenza che ne aveva esaltato le doti nella passata stagione.

INUTILE ASSALTO - Dovendo rincorrere il punteggio e il cronometro, nonostante la superiorità numerica per il rosso a Janker, il Borussia ha proposto via via una versione a metà tra la caricatura e la vittima di se stesso. Il ritmo incessante che annichiliva gli avversari negli anni d’oro ha fatto spazio a una improduttiva frenesia, spia dell’evidente sfiducia che si è insinuata nel gruppo dopo la recente serie negativa. Con il ko di ieri, il bilancio è di 1 vittoria e appena 7 punti nelle ultime 10 partite disputate tra campionato e Champions. Da squadra abituata a vincere attraverso il gioco e l’organizzazione, il Dortmund non è riuscito a concepire soluzioni estemporanee come il tiro da fuori o le mischie finali che, ad esempio, gli avevano regalato la qualificazione alle semifinali di Champions nel 2013 contro il Malaga (rete di Felipe Santana al 92′). L’occasione, in verità, c’è stata ma Ciro Immobile, proprio nel recupero, ha colpito centralmente il pallone del possibile 1-1. È anche da questi particolari che si individuano gli anni bui. Il Borussia non vede la fine del tunnel e la Champions, a tre settimane dalla sfida con la Juve, sembra l’ultimo dei pensieri per Klopp. Il primo, più imminente e affatto semplice, è ritrovare la squadra che faceva tremare l’Europa e che ora invece trema al pensiero di una clamorosa retrocessione.

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