Europa League, ecco le rivali delle italiane

27 febbraio 2015

Tre multinazionali sulla strada delle italiane in Europa League. Il Wolfsburg alimentato dal motore Volkswagen, lo Zenit del colosso Gazprom che fornisce energia a mezza Europa e la Dinamo Mosca del bilionario Boris Rotenberg, amico e compagno di judo di Vladimir Putin. Avversarie temibili, soprattutto per Inter e Torino e non solo per la loro potenza economica. Conosciamole meglio. Leggi il seguito »

di Massimo Callegari

Champions, il SuperTabellone degli ottavi

17 febbraio 2015

Bentornata Champions League. Dopo oltre due mesi di pausa, la competizione più affascinante torna con due grandi rivincite della scorsa edizione e la rinnovata speranza dell’Italia di arrivare tra le prime 8. Ecco come si ripresentano le 16 protagoniste nella corsa alla finale del 6 giugno a Berlino.

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PSG 40% – CHELSEA 60% –
Dieci mesi fa ai quarti (3-1 e 0-2) arrivarono emozioni impagabili: all’andata lo slalom vincente di Pastore nel recupero, al ritorno la zampata di Demba Ba all’87’ che portò i Blues in semifinale. Con Courtois, Matic, Fabregas e Diego Costa il Chelsea è molto più forte di allora. L’ultimo weekend di campionato è stato drammatico per i parigini, rimontati da 0-2 a 2-2 nei minuti finali dal Caen dopo gli infortuni di Aurier, CabayeLucas. Un’ecatombe. Blanc si gioca il futuro con l’ex David Luiz e tanta pressione in più ma pure con 9 punti in meno in Ligue 1 rispetto a un anno fa. Comunque vada, il terzo atto della sfida Ibra-Mou sarà uno spettacolo.

SHAKHTAR 15- BAYERN 85% – Nella Supercoppa Europea del 2009 il Barça di Pep superò gli ucraini di Lucescu solo ai supplementari. Lo Shakhtar non gioca una partita ufficiale da due mesi e mezzo, vissuti pericolosamente nella turbolenta regione del Donbass. I big (Luiz Adriano, Fred, Srna, Douglas Costa) sono comunque rimasti e le due partite contro i tedeschi saranno una vetrina di mercato importantissima. Dopo le incertezze seguite alla pausa invernale il Bayern è tornato straripante, come testimonia l’8-0 all’Amburgo. Confronto impari, che solo i magheggi tattici di Lucescu possono riequilibrare.

SCHALKE 04 10% – REAL MADRID 90% – Come l’anno scorso è l’ottavo più sbilanciato in partenza. Le assenze di Draxler e Farfan pesano sui tedeschi più di quelle di James, Ramos e soprattutto Modric per il Madrid. Dopo lo 0-5 col Chelsea Di Matteo ha subìto solo 6 gol in 10 partite, grazie a quella difesa a 3 con cui il Valencia ha bloccato il Real nella Liga. Forse basterà per limitare il passivo dopo il 2-9 totale della passata edizione, ma non per fermare la corsa europea dei campioni in carica.

BASILEA 35% – PORTO 65% – Una vittoria e un pareggio per gli svizzeri dopo la sosta di due mesi nel campionato che guidano con 8 punti sullo Young Boys. Il Porto è a -4 dal Benfica in SuperLiga ma non ha mai perso nel girone di Champions e può essere la rivelazione del torneo, trascinato da Jackson Cha Cha Cha Martinez (8 reti nelle ultime 9 partite). Derby personale per l’allenatore del Basilea Paulo Sousa, ex Juventus ma soprattutto ex Sporting e Benfica.

MANCHESTER CITY 40% – BARCELLONA 60% – Un anno fa (0-2 e 1-2) finì tra i rimpianti e le polemiche del City, beffato all’andata da un rigore contestatissimo. Rispetto ad allora Pellegrini ha a disposizione Agüero ma non Yaya Touré, squalificato all’andata. E i dubbi sulla tenuta e la compattezza dei Citizens in Europa rimangono. Il Barcellona arriva invece da una serie entusiasmante di 11 vittorie consecutive, record della gestione Guardiola eguagliato. Messi ha segnato 15 reti in 11 gare nel 2015: riportato a destra, è tornato a livelli disumani e con Suarez e Neymar forma un tridente ineguagliabile.

JUVENTUS 45% – BORUSSIA 55% – Ridurre così tanto la distanza era impensabile per la Juve all’inizio della stagione. Nelle ultime due settimane la forbice si è di nuovo leggermente allargata a favore dei tedeschi, rilanciati da Reus, gol e assist nel 4-2 al Mainz. Proprio nell’ultimo match di Bundes il BVB ha rimontato uno svantaggio per la prima volta in stagione, mostrando una condizione psicofisica migliore. Il doppio confronto si deciderà sul ritmo e sull’intensità: Allegri ha una una settimana per riportare i suoi al top dopo le discontinue prestazioni contro Udinese, Milan e Cesena. Per l’impresa sarà fondamentale non lasciare l’iniziativa alla banda Klopp e ritrovare il miglior Vidal, da tempo sparito dai radar.

BAYER LEVERKUSEN 20% - ATLETICO MADRID 80% – Il Bayer ha 11 punti in meno dell’anno scorso in Bundes e ne ha ottenuti 4 in altrettante partite dopo la sosta. Kiessling ha segnato solo 4 gol da settembre e così le speranze sono sulle spalle del coreano Son e del nazionale tedesco Bellarabi. Anche gli spagnoli, penalizzati dal recente infortunio di Koke,  sono in ritardo in Liga: 7 punti in meno della capolista Real e dell’anno scorso. Troveranno un avversario disposto a giocarsela a ritmi furiosi, ma tecnicamente molto inferiore. 

ARSENAL 75- MONACO 25% – Wenger contro il suo passato e due opposti a confronto. I Gunners hanno segnato in 24 delle ultime 25 partite, i francesi hanno concesso appena 3 gol nelle ultime 16. Contro il City in Premier, un mese fa, l’Arsenal è tornato in versione deluxe. Se giocherà a quei livelli, potrà smascherare i limiti di un avversario indebolito dal mercato in estate con le cessioni di Falcao e James Rodriguez e a gennaio, con quella del talento argentino Ocampos.

di Massimo Callegari

Il giorno più nero di Carletto

8 febbraio 2015

000_DV1958207Carletto, abbiamo un problema. E si chiama Atletico Madrid, mai battuto in stagione. Il Real ha subìto 6 sconfitte da agosto e ben 4 sono arrivate contro i colchoneros: 1 in Supercoppa di Spagna, 1 in Coppa del Re, 2 in Liga. Il successo nella finale di Champions 2014 resterà nella storia del Real Madrid, ma da ieri nella Hall of Fame del calcio spagnolo c’è un posto anche per Il Massacro del Calderón. Da 17 anni l’Atletico non batteva i blancos nel suo stadio nella Liga, da 27 non gli segnava 4 gol, da 64 non vinceva entrambi i derby di campionato, andata e ritorno. Leggi il seguito »

di Massimo Callegari

Borussia nel caos, Juve credici

5 febbraio 2015

11 ko in 19 partite, secondo peggior attacco della Bundesliga e, soprattutto, ultimo posto solitario. Travolto da un inatteso destino, il Borussia Dortmund non riesce a uscire dal tunnel. Nemmeno la sosta invernale ha portato serenità: gli infortuni continuano come nella prima parte di stagione e l’allerta è ormai oltre il livello di guardia. I fischi del Westfalenstadion dopo lo 0-1 di ieri sera con l’Augsburg, che non aveva mai battuto il BVB nella storia della Bundes, certificano la crisi, terreno fertile per i sogni europei della Juventus.

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AVVIO PROMETTENTE – Nel weekend scorso, a Leverkusen, i prossimi avversari dei bianconeri in Champions si erano presentati col 4-4-2, con Grosskreutz e lo sloveno Kampl, arrivato a gennaio dal Salisburgo, esterni di centrocampo. La scelta ha dato frutti positivi e il Borussia ha concesso meno rispetto alle ultime uscite del 2014. Contro l’Augsburg, quinto in classifica, serviva però la vittoria e il tecnico del BVB è tornato al collaudato 4-2-3-1. L’inizio è stato promettente, soprattutto grazie a un pressing molto ben organizzato. Da due palloni rubati al limite dell’area avversaria sono nati l’occasione non sfruttata da Kampl in avvio e il gol annullato ad Aubameyang per fuorigioco su tiro di Immobile.

ANSIA DA PRESTAZIONE – Beffato a inizio ripresa dalla rete dell’argentino Bobadilla, il bomber con la pancia che ricorda il brasiliano Ailton del Werder Brema di qualche anno fa, il Borussia si è incartato. Grosskreutz, terzino destro al posto dell’infortunato Piszczek, ha dato forfait per un problema ai flessori. Costretto a inserire Subotic, Klopp ha dirottato a destra Papastathopoulos, perdendo di fatto un’opzione offensiva. Immobile ha lavorato molto per la squadra ma in maniera meno lucida ed essenziale rispetto alla trasferta di Leverkusen. Reus e Aubameyang, al rientro dalla Coppa d’Africa, hanno viaggiato a intermittenza. E Mkhitaryan, alla seconda panchina consecutiva, non ha mostrato l’intraprendenza che ne aveva esaltato le doti nella passata stagione.

INUTILE ASSALTO - Dovendo rincorrere il punteggio e il cronometro, nonostante la superiorità numerica per il rosso a Janker, il Borussia ha proposto via via una versione a metà tra la caricatura e la vittima di se stesso. Il ritmo incessante che annichiliva gli avversari negli anni d’oro ha fatto spazio a una improduttiva frenesia, spia dell’evidente sfiducia che si è insinuata nel gruppo dopo la recente serie negativa. Con il ko di ieri, il bilancio è di 1 vittoria e appena 7 punti nelle ultime 10 partite disputate tra campionato e Champions. Da squadra abituata a vincere attraverso il gioco e l’organizzazione, il Dortmund non è riuscito a concepire soluzioni estemporanee come il tiro da fuori o le mischie finali che, ad esempio, gli avevano regalato la qualificazione alle semifinali di Champions nel 2013 contro il Malaga (rete di Felipe Santana al 92′). L’occasione, in verità, c’è stata ma Ciro Immobile, proprio nel recupero, ha colpito centralmente il pallone del possibile 1-1. È anche da questi particolari che si individuano gli anni bui. Il Borussia non vede la fine del tunnel e la Champions, a tre settimane dalla sfida con la Juve, sembra l’ultimo dei pensieri per Klopp. Il primo, più imminente e affatto semplice, è ritrovare la squadra che faceva tremare l’Europa e che ora invece trema al pensiero di una clamorosa retrocessione.

di Massimo Callegari

È già un Messi da Pallone d’Oro

20 gennaio 2015

000_DV1941811Lo spettacolo dopo la tempesta. Due settimane fa con il ko di San Sebastian il Barcellona di Luis Enrique aveva toccato il fondo. La possibilità di superare il Real Madrid, pur con una partita giocata in più, era stata bruciata dalle scelte di Lucho e dalla sbadataggine dei giocatori. Alle polemiche sull’esclusione di Messi e Neymar erano seguiti il rumoroso silenzio di Leo e le indiscrezioni sullo scontro con l’allenatore. Nelle due partite successive, il fuoriclasse argentino ha risposto come solo lui sa fare e dove gli riesce meglio: sul campo.

COME UN BAMBINO – Luis Enrique sembrava aver dimenticato che per Messi giocare significa vivere. “Sostituirlo è come togliere il pallone a un bambino, lo fa stare male”, ripeteva il suo maestro Tito Vilanova. E anche Guardiola, le prime volte che lo fece rifiatare in panchina, lo vide piangere. Il campo è il suo habitat naturale e lo si capisce anche dagli atteggiamenti che ha fuori, sempre sul sottile confine tra eccentrico e goffo. Racconta il giornalista argentino Leonardo Faccio in Messi – Una biografia (2011, Mondadori) che sul volo di ritorno dalla finale di Champions vinta a Londra nel 2011, Messi fece suonare l’allarme spaventando compagni ed equipaggio: per festeggiare, stava provando ad aprire la porta dell’uscita di emergenza. Così, a 10.000 metri di altezza. La sua socialità è spontanea quanto grossolana, come confermano gli improbabili look alle serate di gala del Pallone d’Oro.

LA SFIDA INFINITA – Proprio la cerimonia di Zurigo e l’incoronazione di Cristiano Ronaldo sono coincise con la sua rinascita. La corsa al trofeo per il 2015 è già cominciata, in una sfida che non conosce pause. È così ripresa, inesorabile, la contabilità delle loro prodezze. Dopo i 61 gol in 60 partite di CR7 e i 58 in 66 dell’argentino nel 2014, ora comanda la Pulce Atomica con 5 reti in 4 gare contro le 4 in 5 del rivale. Il duello continua, arricchito dal ritorno al futuro di Messi, perché le sue ultime due folgoranti prestazioni sono seguite a un cambio tattico epocale.

VECCHIO MESSI – Le polemiche con Luis Enrique e le illazioni su un futuro lontano dalla Catalogna sono infatti state spazzate via dalle prodezze contro Atletico Madrid e Deportivo, in cui Messi ha segnato 4 gol e ne ha sfiorati altrettanti. Occupando il ruolo in cui aveva iniziato il ciclo di Guardiola: ala destra. Gli anni da Falso Nueve lo hanno entusiasmato e gratificato ma era chiaro che doveva tornare alle origini per esaltare le sue qualità senza limitare quelle di Suarez e Neymar. Nelle 6 partite disputate contro la squadra di Simeone nella scorsa stagione, Leo non aveva mai segnato. Due domeniche fa ha distrutto i colchoneros quasi da solo, con una rete e con tutto il suo favoloso repertorio: freschezza, esplosività, sublime tecnica in velocità, rapidità di esecuzione, movimenti con e senza palla, grande resistenza. Il prodigio si è ripetuto una settimana dopo a La Coruña: per la prima volta Luis Enrique ha confermato gli stessi undici della partita precedente e la squadra lo ha ripagato con una prova sontuosa, in cui Messi si è esaltato. Ha segnato la quarta tripletta stagionale, aperta da un colpo di testa dal dischetto del rigore dopo un’azione che lui stesso aveva avviato sulla trequarti, e ha dato l’esempio con recuperi furiosi sulla linea dei centrocampisti. Silenzio, parla il campo: Messi è tornato e il Barcellona ha capito, una volta di più, che non c’è futuro senza di lui.

di Massimo Callegari

Shaq Attack, il primo grande acquisto di Thohir

8 gennaio 2015

B62-rKlCUAAy0w0Un guerriero con il collo taurino, la dinamite nei quadricipiti e un sinistro affilatissimo. Ecco Xherdan Shaqiri, il primo grande acquisto dell’era Thohir. Dopo Roberto Mancini, l’Uomo dei Sogni e della rinascita.

LA CARRIERA – Il 2011 è stato il suo anno di grazia: titolo nazionale col Basilea e premio di miglior giocatore svizzero. L’Europa lo scoprì, nemmeno 20enne, agli Europei under 21, iniziati con il gol vittoria alla Danimarca e proseguiti trascinando la Svizzera alla finalissima, persa contro la Spagna di Ander Herrera e Thiago Alcantara. Ma già nel 2010, a sorpresa, Hitzfeld lo aveva inserito tra i convocati per i Mondiali in Sudafrica, schierandolo nel finale contro l’Honduras. Nell’autunno del 2011 anche Sir Alex Ferguson ne rimase impressionato, quando con 2 assist folgorò il Manchester United nel girone di Champions. Agli ottavi arrivò lo 0-7 col Bayern, che lo acquistò poi a fine stagione per oltre 11 milioni di euro. Una cifra ampiamente ammortizzata con questa cessione ai nerazzurri. Leggi il seguito »

di Massimo Callegari

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Le partite dell’anno: la Top 10 del 2014

27 dicembre 2014

10Partite okUna splendida annata. Il 2014 ha regalato momenti di pura estasi calcistica. Abbiamo raccolto per voi quelli che resteranno nella memoria, le 10 partite di cui si parlerà ancora tra decenni. Per i miti che hanno distrutto: il Brasile umiliato a casa sua, la Spagna cancellata dopo anni di dominio. E per le rivoluzioni che hanno scatenato: la fine del duopolio Real-Barça nella Liga e il compimento dell’utopia della Germania, una Nazionale che gioca e si muove come una squadra di club. Se fossero vini, queste bottiglie pregiate andrebbero conservate con estrema cura. Assaporiamole insieme, prima di accomodarle nella cantina dei nostri ricordi. Leggi il seguito »

di Massimo Callegari

Flop 11: il 2014 nero di United e milanesi

25 dicembre 2014

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Il Manchester United fuori dalle coppe europee dopo 25 anni e le milanesi entrambe escluse dalla Champions dopo 13 edizioni: sono questi i grandi fallimenti del 2014, aggravati da operazioni di mercato poco lungimiranti per Inter e Milan. Ma naturalmente c’è anche molto Mondiale nella nostra Flop 11, dal portiere russo Akinfeev a Balotelli. Sino a Prandelli, che si è autoflagellato due volte in pochi mesi. Prima con la pessima idea del ritiro balneare di Mangaratiba e poi con l’esilio immediato in Turchia. La toppa peggio del buco, tanto da fargli conquistare la poco ambita panchina a scapito di David Moyes, tra gli artefici del disastro United. Leggi il seguito »

di Massimo Callegari

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Top 11 2014: trionfano Germania e Real

25 dicembre 2014

FormazioneTOP

È stato l’anno della Germania campione del Mondo e del Real Madrid campione d’Europa. Grazie a interpreti magnifici e a due allenatori, Löw e Ancelotti, che hanno trovato la perfezione estetica nella massima concretezza. Il nostro manager dell’anno, però, è Diego Pablo Simeone, che ha raccolto i migliori risultati con la rosa meno qualitativa. Facendo la fortuna dei suoi giocatori, che hanno migliorato la bacheca e il conto in banca, dei tifosi e dei dirigenti dell’Atletico, che hanno ceduto a prezzi esorbitanti le loro stelle. Ecco, ruolo per ruolo, la nostra Top 11 dell’anno solare, schierata con il 4-3-3 che sta esaltando il Grande Real. Una squadra equilibrata, con un senso tattico preciso e scelte difficili. La più dolorosa? L’esclusione di Thomas Müller, al quale abbiamo preferito Di Maria e James a centrocampo e Messi davanti. Ubi maior

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di Massimo Callegari

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Il Borussia anti-Juve: più forte di quanto sembra

15 dicembre 2014

000_DV1924744 (1)Tra gli avversari umani, il Borussia è il peggiore che potesse capitare. A Dortmund Roberto Baggio e Alex Del Piero hanno scritto pagine indelebili della storia bianconera ma contro il Borussia dei tanti ex (Paulo Sousa, Kohler, Reuter) finì malissimo nella finale di Monaco del ’97, con il neopapà Peruzzi trafitto da Riedle e dallo scolaretto Ricken, ora coordinatore del settore giovanile. Per superare un club preso a modello negli ultimi anni, alla Juve serviranno 180′ ad altissima intensità. Perché tra due mesi il Borussia potrebbe essere molto più pericoloso di quanto appare ora. Leggi il seguito »

di Massimo Callegari