Diego Costa-Balotelli 10-1, un confronto impietoso

9 novembre 2014

000_DV1903650Il calcio è uno sport collettivo e nessuno vince da solo. Neanche Messi e Cristiano Ronaldo, come dimostrano le loro avventure con Argentina e Portogallo. Ma se i sogni aiutano a vivere (cit.) i grandi calciatori aiutano a vincere. Non solo con i gol ma anche con lo spirito, l’esempio per i compagni, la continuità e la partecipazione al gioco di squadra. Liverpool-Chelsea ha confermato che per tutti questi motivi Diego Costa è un calciatore totale. A differenza di Mario Balotelli, che molto probabilmente non lo diventerà mai.

COME AL CALDERON  – Otto mesi fa i due si erano trovati di fronte al Vicente Calderon per il ritorno degli ottavi di Champions League. Dopo una prova promettente ma infruttuosa all’andata, Balotelli era chiamato a trascinare il Milan a una difficile rimonta nella tana dell’Atletico Madrid. Di fronte a una platea prestigiosa, il suo fallimento fu palese. Con una magnifica doppietta e una serie di scatti e ripartenze impressionanti, Diego Costa sfiancò invece la difesa rivale. Amplificando la disfatta personale e di squadra del centravanti rossonero. Il primo atto di un confronto impietoso quanto esemplare: il calciatore con meno talento ma superiore ambizione aveva disintegrato quello più dotato ma pure più indolente. Leggi il seguito »

di Massimo Callegari

United ko, ma la Champions non è perduta

3 novembre 2014

FOOTBALL - ENGLISH CHAMP - MANCHESTER CITY v MANCHESTER UNITEDI grandi successi possono nascere da una sconfitta? Sì, se il ko arriva al termine di una sfida memorabile come l’ultimo derby di Manchester. Lo United esce battuto ma non disintegrato, dopo essere stato in partita fino al 95′ nonostante l’espulsione di Smalling e il grave infortunio di Rojo, il suo miglior difensore.

I NUMERI – Van Gaal è in netto ritardo rispetto a Moyes, che alla 10ma giornata del campionato scorso aveva: 4 punti in più (17 a 13), un distacco inferiore dal terzo posto che vale la Champions diretta (-3 a -7) e un miglior rendimento esterno (9 punti a 3). Non solo: lo scozzese non aveva nemmeno subìto l’umiliante eliminazione dalla Coppa di Lega inflitta dal Milton Keynes a questo United a fine agosto. L’unico punto in comune è la vulnerabilità difensiva, evidente per entrambe pur con interpreti diversi (14 gol subiti con LVG, 1 in più dell’anno passato).

LO SPESSORE – Il guru olandese ha spalle più larghe del suo predecessore, che precipitò a gennaio perdendo 3 partite consecutive e in una settimana disse addio alle due coppe nazionali e ai sogni in Premier. E che proprio all’Etihad, alla 5^ giornata, aveva patito la prima batosta della stagione, con 4 gol subiti in 50′. Le difficoltà di questo derby hanno invece esaltato una squadra già priva di Falcao e poi costretta in 10, con Carrick e il 19enne nordirlandese McNair al centro della difesa per quasi tutto il secondo tempo. I mancati rigori concessi al City (almeno un paio) hanno tenuto in partita i Red Devils, aiutati però soprattutto dalla duttilità di tanti loro interpreti: Valencia, Blind, Rojo, Di Maria pur in una delle sue peggiori esibizioni degli ultimi anni, Fellaini e un epico Rooney.

LO SPIRITO – La prestazione di Roonaldo resterà nella storia del suo club e di tutto il calcio inglese. Partito da interno offensivo al fianco di Fellaini nel 4-1-4-1 iniziale, dopo l’espulsione di Smalling si è trasformato in centrocampista box-to-box. Da area ad area, letteralmente. Ha impostato e coperto, inseguito gli avversari e lottato con tackle temerari nella sua trequarti, sino a sfiorare il gol dell’1-1 su un fotonico coast to coast. Ha trasmesso alla squadra uno spirito fantastico ed è stato un esempio per i compagni, che come lui si sono esaltati e sacrificati. “Possiamo scalare le pareti dell’Inferno, un centimetro alla volta” (cit. Tony Damato / Al Pacino, Ogni Maledetta Domenica). Ci erano quasi riusciti e solo Hart, con una parata stupenda su Di Maria, glielo ha impedito.

I PRINCIPI – Oltre l’epica e la retorica del flop ultramilionario ci sono i principi di gioco. Sono quelli, alla fine, che indirizzano una stagione. Ciò che si era intravisto contro il Chelsea, raggiunto in extremis col gol di Van Persie, è emerso più chiaramente all’Etihad. Dove lo United ha giocato da squadra, con un’identità precisa e una compattezza impressionante tra i reparti, che per lunghi tratti ha annullato i limiti individuali dei difensori. Si sono viste situazioni codificate, dall’elastico  di Blind tra centrocampo e difesa (come Rijkaard nell’Ajax di Van Gaal campione d”Europa nel 1995) ai movimenti sincronizzati di Fellaini e Rooney. È per tutti questi motivi, in attesa del ritorno al top di Falcao e Di Maria, che è ancora presto per togliere a Old Trafford il titolo di “Teatro dei Sogni”: il quarto posto è a 4 punti, la qualificazione alla prossima Champions League è ancora possibile.

 

di Massimo Callegari

Il Clasico di José Ancelotti

26 ottobre 2014

REAL MADRID VS FC BARCELONAPochi allenatori sono tanto lontani tra loro quanto José Mourinho e Carlo Ancelotti. Ma nel Clasico che celebra il ritorno del Real a -1 dalla vetta, gli opposti si sono avvicinati. Facendo incontrare magnificamente la ferocia nelle ripartenze e la disponibilità al sacrificio delle stelle, in pieno Mou-style, con l’equilibrio e il gusto per i giocatori di qualità che hanno reso grande Carletto. Leggi il seguito »

di Massimo Callegari

Attenta Inter, il Saint-Etienne viaggia come il PSG

23 ottobre 2014

000_ARP4003512Senza lo stratosferico avvio del Marsiglia, il Saint-Etienne sarebbe in piena zona-titolo in Ligue 1. Dopo 10 giornate è 5° a -8 dalla vetta con 17 punti, solo 1 in meno del multimilionario PSG, che gli ha inflitto la peggiore sconfitta stagionale (5-0 a fine agosto). Gli avversari dell’Inter praticano un calcio poco spettacolare e attento in fase difensiva: non sarà un impegno comodo. Leggi il seguito »

di Massimo Callegari

I problemi della Spagna: Casillas e Diego Costa

11 ottobre 2014

000_DV1886532Dal falso 9 ai veri problemi. Il fracaso mondiale è lontano, Xabi Alonso ha salutato la compagnia portandosi via le sue bastonate dialettiche ma le difficoltà restano. E gli imputati sul banco sono gli stessi di quattro mesi fa: (fu) San Iker e Diego Costa.

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di Massimo Callegari

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Champions: quante trappole per Roma e Juve

30 settembre 2014

Champions League - FC Bayern Munich vs Manchester CityC’era una volta la Serie A delle Sette Sorelle. Ora c’è il vuoto dietro Juve e Roma e il nostro campionato assomiglia alla “Liga de dos”, la Liga a Due con Barcellona e Real Madrid per anni uniche candidate al titolo. Per questo bianconeri e giallorossi hanno una grande responsabilità nella due giorni europea che le attende: dimostrare che almeno le nostre regine possono competere con il Top del calcio continentale. Gli ostacoli sono tanti, ma nessuno è imbattibile. Neanche i campioni d’Inghilterra e di Spagna in carica. Ecco come si preparano a ricevere le nostre Big. Leggi il seguito »

di Massimo Callegari

Champions League: la griglia di partenza

16 settembre 2014

FINESTRA_WEBA 115 giorni dal trionfo del Real Madrid a Lisbona, torna la Champions League. Dopo i voti al mercato delle 10 Big d’Europa, eccole sulla nostra griglia di partenza “ragionata”: per valutare le loro chance di vittoria finale, abbiamo infatti definito un coefficiente basato su 4 parametri, con voti da 1 a 10 e un totale massimo possibile di 40. Queste le voci considerate:

 

  • attacco: qualità degli attaccanti e dei centrocampisti offensivi, alternative in rosa;
  • difesa: qualità dei difensori e alternative in rosa;
  • equlibrio: struttura della squadra, disponibilità dei giocatori a supportare la fase offensiva e a collaborare a quella difensiva;
  • ambiente: ambizioni, aspettative e pressioni su squadra e allenatore, calore dello stadio.

Buona lettura e buona Champions a tutti, con la speranza che Juventus e Roma possano sorprendere queste fuoriserie. Perché partire in pole non assicura la vittoria finale e nessuno vince prima di entrare in campo.

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di Massimo Callegari

Champions: tutto sulle rivali di Juve e Roma

29 agosto 2014

Un girone infernale e uno che rievoca gli incubi della passata stagione. L’urna di Montecarlo consegna alla Roma sfide da urlo (di Munch) e alla Juventus un destino europeo da accogliere con la stessa espressione della Gioconda: un sorriso sereno ma non troppo. Ecco nel dettaglio le avversarie delle due italiane sulla strada degli ottavi di Champions. Con una dolorosa ma doverosa premessa: la preoccupante decadenza del nostro campionato non permette di sottostimare nessuna rivale. Leggi il seguito »

di Massimo Callegari

Top 11 e Flop 11: i verdetti dei Mondiali

15 luglio 2014

Il Mondiale è finito, viva il Mondiale. Uno dei più belli di sempre e con una finale all’altezza. La prima fase e gli ottavi hanno portato emozioni impagabili. Le sorprese sono rimaste virtuali ma le imprese sfiorate da Cile, Colombia e Costa Rica meritano di essere ricordate. Ci sono anche i loro migliori rappresentanti nella nostra Top 11, dominata dalla Germania campione. Eccola, con qualche scelta dolorosa e alcune precisazioni. 

Grf Top 11 Mondiali

MODULO - É il 4-3-2-1 perché i grandi assenti, dopo una prime fase promettente, sono stati gli attaccanti puri. Ibra, Lewandowski, Reus e Falcao erano fuori prima di cominciare. Suarez in due sole partite ha espresso tutti i suoi pregi e i suoi limiti. Diego Costa, Fred e Balotelli hanno simboleggiato il fallimento delle rispettive nazionali. Cristiano Ronaldo ha predicato da solo in un Portogallo improponibile e a Messi, Neymar (fino all’infortunio), Robben e Van Persie sono mancati i colpi per rovesciare il tavolo nei vari momenti decisivi. Higuain e Klose, infine, hanno lasciato alcune importanti tracce nel torneo ma hanno fallito la finale.

LE SCELTE - Confermati solo in due dalla formazione ideale della prima fase: il tedesco Thomas Müller, restituito alla posizione di centravanti, e il cileno Charles Aranguiz, sorpresa già preannunciata dalla nostra Top 11 pre Mondiale degli outsider. Irrompe tra i migliori James Rodriguez, escluso dai migliori 11 dei gironi solo per dare un’identità tattica alla squadra prescelta.

IL C.T. – É Joachim Löw, non solo perché ha vinto ma per come l’ha fatto. Credendo fino alla fine nella forza delle sue idee, gestendo meglio la pressione rispetto ai precedenti Europei e Mondiali e superando gli infortuni: quello iniziale di Reus e quelli finali di Khedira e Kramer. Precede sul podio il ct del Cile Sampaoli, che ha presentato la squadra più offensiva e compatta tra le outsider, e quello della Costa Ricail colombiano Jorge Luis Pinto.

IL PORTIERE - Neuer è il migliore del mondo e la sua interpretazione ultramoderna del ruolo contro l’Algeria ha fatto storia. Così come la parata a una mano su Benzema nei quarti. Ma in semifinale si è riposato e contro l’Argentina ha rischiato rigore ed espulsione per un’uscita evitabile su Higuain. Insomma, sarebbe stato piu facile inserirlo tra i difensori… Il nostro numero 1 del torneo è quindi il costaricano Keylor Navas, notevole nella prima fase e insuperabile contro Grecia e Olanda. Grande Mondiale anche per il messicano Ochoa, l’argentino Romero, il cileno Bravo e il colombiano Ospina, così essenziale da passare quasi inosservato.

LA DIFESA – L’energia, la tecnica e la duttilità dimostrate fino alla finale lanciano Philipp Lahm tra i terzini destri più completi di ogni tempo. Formidabile il suo connazionale Hummels, senza i cali di concentrazione talvolta fatali col Borussia Dortmund. Sorprendenti per la qualità espressa l’olandese Vlaar e l’argentino Rojo. Citazione speciale per i suoi connazionali Zabaleta Garay, per l’altro Oranje Daley Blind, il portentoso terzino sinistro svizzero Ricardo Rodriguez e cileno Gary Medel. 

IL CENTROCAMPO – Già citato Aranguiz, al suo fianco i due veri leader delle finaliste: l’insuperabile Jefecito Mascherano e il guerriero Schweinsteiger. Per continuità ed efficienza rappresentano le due corazzate più di Di Maria, bravissimo nelle prime quattro partite ma ko al 30′ dei quarti di finale, e di Kroos Khedira, eccellente soprattutto in semifinale. Citazione speciale per Juan Cuadrado, protagonista anche a livello internazionale dopo la fantastica stagione con la Fiorentina.

L’ATTACCO – Non c’è un centravanti puro. Mario Götze conquista la scena con il SuperGol che vale la coppa. Müller si conferma speciale per senso della posizione, della porta e della squadra. E poi, James Rodriguez. É lui  lui il nostro MVP di Brasile 2014, giocato in crescendo sia per le prestazioni che per il valore degli avversari affrontati. Ma non definitelo sorpresa. Da queste parti, era già stato inserito nella Top 20 del 2012. Il Mondiale è solo la certificazione del suo enorme talento.

I FLOP DEL MONDIALE – Infine, per i sadici amanti delle critiche impietose, ecco gli 11 peggiori. Con una citazione “speciale” per Iker Casillas. Solo il disastroso Akinfeev ha fatto peggio di lui. 

Grf Flop 11 Mondiali

SpagnaBrasileItalia Inghilterra sono comunque indegnamente rappresentate in questa formazione non ideale dai loro peggiori interpreti, commissario tecnico compreso. Arrivederci a Russia 2018!

di Massimo Callegari

Il dolore di Messi, altri quattro anni all’inseguimento di Maradona

14 luglio 2014

000_TS-DV1820567La storia continua. Lionel Messi dovrà attendere altri quattro anni per puntare al trono del calcio mondiale. Poteva conquistarlo entrando dalla porta principale del Maracanã ma ha centrato lo stipite. E il sipario è calato mestamente su di lui dopo una punizione indegna della sua classe al 123′ di una finale epica. L’ultimo atto del Mondiale che avrebbe dovuto essere suo e che lascia, invece, “un dolore che durerà una vita” (cit. Javier Mascherano). Leggi il seguito »

di Massimo Callegari